La via Amerina della Tuscia

La via Amerina della Tuscia

712 535 Alessandra Bonfanti

 25 km nel tratto laziale del viterbese da Gallese a Castel Sant’Elia vicino Nepi sul basolato dell’antica via Amerina

Consigliato da Italia Nostra

La Storia

La via Amerina fu definita come tale con certezza nel 240 a.C. su tracciati locali più antichi che da diversi secoli collegavano Veio con Ameria, l ‘attuale Amelia in Umbria (da qui il nome Amerina), attraversando il territorio Falisco e toccando i principali centri Nepi, Faleri, Fescennium (Corchiano), Gallese, Vasanello, Orte.

A nord di Amelia si sviluppava su tracciati che di dirigevano verso la media e alta valle del Tevere e verso l’Adriatico, attraverso il territorio degli Umbri.

La via Amerina fu strumento fondamentale nel processo di romanizzazione della penisola a nord di Roma a partire dal V secolo a.C.

Più tardi, quando si costruirono le vie consolari Flaminia e Cassia la via Armerina andò a confluire su entrambe: sulla Flaminia nei pressi di Luceoli (l’attuale Cantiano) e sulla Cassia nella valle del Baccano presso la mansio ad Vacanas, nei pressi dell’attuale Campagnano.
Più tardi diversi invasori discesero per le via Amerina, compresi quelli che decretarono la fine dell’Impero Romani d’occidente.

 

La via perse progressivamente importanza in età imperiale a causa delle due consolari, ma durante l’esarcato, per continue guerre tra Longobardi e Bizantini, tornò ad essere l’unica via percorribile in sicurezza tra Roma Ravenna.

La via Amerina ebbe un ruolo primario anche in un altro processo fondamentale della grande storia che contribui alla formazione della cultura occidentale ed europea: la diffusione del Cristianesimo.

Lo testimoniano le numerose memorie di Martiri e di Santi che si trovano lungo il percorso, il più importante dei quali è senz’altro Francesco.

Il paesaggio

L’elemento paesaggistico che caratterizza il tracciato della via Amerina nel Viterbese è sicuramente l’antico e ormai estinto vulcano dei Monti Cimini, che hanno generato una platea tufacea va dal mare fino al Tevere ed in alcuni ponti raggiunge uno spessore di 100 metri.

Ovunque la platea tufacea è profondamente incisa da fossi e torrenti, affluenti diretti e indiretti nel Tevere, o che si dirigono direttamente al mare scorrendo nel fondo delle forre, le profonde incisioni che si alternano a estesi pianori.

Si tratta di gole spesso assai profonde con pareti ripide o scoscese, in fondo alle quali scorre il torrente che le ha generate ed all’interno delle quali si forma un microclima particolare che favorisce la vegetazione di specie floreali tipiche delle ripe, delle pareti e della base di queste conformazioni che si aprono quasi all’improvviso sul pianoro tufaceo, tra le quali spiccano diverse varietà di felci, eriche, edere, muschi, licheni, pervinche, vitalbe, carpini e noccioli.

Notevoli le “tagliate”, soprattutto in prossimità delle forre realizzate nel tufo per addolcire il dislivello del piano stradale e per consentire un più facile attraversamento dei precipizi.

 

La segnaletica

 

 

Da Gallese a Castel Sant’Elia/Napi (25km)

Prendere la strada con l’indicazione di San Famiano a lungo (il piccolo santuario posto a circa 2 km fuori Gallese dove avvenne il miracolo dell’acqua scaturita dal tufo colpito dal bastone del santo pellegrino) dove tuttora è possibile bere l’acqua della fonte del miracolo e proseguire per Corchiano attraverso magnifici  noccioleti; giunti alla Madonna delle Grazie, proseguire diritti fino a raggiungere l’antico basolato della via Amerina, seguendo le indicazioni presenti lungo la via; percorrere la strada lastricata e continuare verso Corchiano.

Qui ci sono due possibilità: la prima è raggiungere la Chiesa della Madonna del Soccorso, senza mai entrare nella cittadina di Corchiano, ovvero girandovi attorno sulla destra, superata la Chiesa e la necropoli Etrusca (o Falisca) si raggiunge una strada provinciale che porta verso il centro di Corchiano e la si imbocca verso sinistra, cioè verso Corchiano centro, fino a raggiungere il ristorante pizzeria il Ragno Rosso.

Alla cabina dell’Enel girare a destra e proseguire su quella strada seguendo la segnaletica (freccia rossa e indicazione via Amerina) fino a raggiungere un campetto in discesa in fondo al quale c’è un torrente da attraversare a guado.

La seconda possibilità è arrivare subito al centro di Corchiano e dietro il primo distributore di carburanti che si incontra, si imbocca una via che porta, dopo avere attraversato un ponte sul rio Fratta ed un’altra via cava Etrusca alla cabina elettrica al Ragno Rosso; si prosegue fino al guado, come sopra.

 

Attraversato il guado, si prende un sentiero sulla destra che dopo alcune centinaia di metri, passando anche attraverso un noccioleto vi porta su altra strada provinciale proveniente da Fabbrica di Roma per Corchiano (nei pressi di un campo per motocross) attraversate la strada e puntate verso Falerii Novi. Qui ci sono i reperti archeologici e le emergenze della città antica da visitare e la basilica di Santa Maria (Cistercense).

 

Il foro della città Romana è attraversato dalla via Amerina che ne costituisce il cardo. Si riprende la strada verso il nuovo abitato del Parco Falisco e lo si attraversa tutto seguendo l’indicazione per il cavo degli Zucchi che è l’area archeologica più importante e spettacolare dell’Antica via Amerina. In effetti è la necropoli di Falerii Novi (nella zona sud della città, posta lungi la via).

Dopo le due più spettacolari tombe a camera che si incontrano sulla sinistra del tratto più lungo di basolato, si attraversa un ponte di legno e tubi e si prosegue lungo il tracciato della antica via fino a giungere al nuovo abitato di San Lorenzo, lasciando il ristorante che si vede facilmente sulla sinistra ci si addentra di nuovo nel cavo o tagliata della antica via e si scende nella forra, sotto i resti della Torre di Stroppa o Torre dell’Isola.

Si attraversa un ruscello a guado e si sale facendo attenzione a prendere sulla sinistra un sentiero indicato come pista per mountain bike. Si prosegue sempre per quel sentiero, senza perdersi d’animo per circa 2 km che ci riporta l’alveo della antica via facilmente riconoscibile dai lati cavati nel tufo con diverse aperture di grotte e antiche tombe.

Si giunge ad un campo da tiro per arcieri e si possono vedere le sagome degli animali per le prove di tiro, si scende e risale una forra con passaggio a guado di un piccolo ruscello, fino a scollinare nei pressi di una abitazione agricola davanti alla quale passa una stradina in senso Est/Ovest. Di fronte alla casa si può vedere la segnaletica apposta dal Consorzio Via Amerina.

Attraversata la strada di fronte alla casa, si può proseguire l’antico tracciato facilmente riconoscibile per ponticelli di legno e staccionate di protezione costruiti dal consorzio (aprire il cancello e rinchiuderlo una volta passati).
Se si prende questa soluzione, la strada antica vi porterà fino a Nepi.

Se invece non seguirete la strada antica e di fronte al casolare prenderete la strada verso sinistra, seguendo le indicazioni (freccia rossa) giungerete all’abitato di Castel Sant’Elia dove c’è il Santuario mariano di Santa ad Rupes che merita una visita ed una piccola sosta.

Da visitare la scala che scende alla cappella della Madonna scavata da P.Rodio un compagni di S. Benedetto Labre, nonché la sottostante basilica romanica si S. Elia del VII – VIII secolo.

Lunghi tratti sul tracciato antico e sul basolato vero e proprio della antica via Amerina. Spesso affiora anche il “fondo” della viabilità precedente che si distendeva direttamente sulla platea tufacea sulla quale si vedono chiaramente i solchi lasciati dalle ruote dei carri.
Per i monumenti da visitare rimandiamo alle guide, perché il patrimonio culturale sul territorio è notevolissimo.