• 28 settembre 2018

Vivere il paesaggio delle crete senesi in bicicletta. Diario di viaggio con riflessioni di Massimo Bottini

Vivere il paesaggio delle crete senesi in bicicletta. Diario di viaggio con riflessioni di Massimo Bottini

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Sabato 22 settembre la giornata è bellissima, cielo terso, aria limpida. Il viaggio in auto che mi aspetta e che mi condurrà ad Asciano sarà senza dubbio molto interessante.

Parto quindi all’alba da Sant’Arcangelo di Romagna ben motivato, ma sfortunatamente ogni mia buona predisposizione è vanificata dalle continue interruzioni e deviazioni delle strade e superstrade che trasformano la mia traversata in uno slalom. Dopo cinque ore arrivo finalmente alla meta.
La mattinata scorre tutta col convegno durante il quale abbiamo sottoscritto il Protocollo d intesa per riconfermare l’impegno 2018-2021 ed il Manifesto della Alleanza per la Mobilità Dolce.
Dopo un breve intervallo decido di concedermi un’escursione in bicicletta assieme ad altri partecipanti di Amodo e delle sue associazioni, grazie alla organizzazione di Fabio Bardelli di ARI Randonneur, che vive in quel territorio, per vedere dal vivo la mobilità dolce nel territorio delle crete senesi, dove sono presenti, cammini, strade s cui pedalare e ferrovie turistiche.

La fatica della mattinata e la delusione delle cinque ore del viaggio in auto vengono completamente cancellate dal percorso tra le crete senesi. Abbiamo a disposizione delle e-bike, risalgo le salite anche senza essere troppo allenato e questo mi fa sentire molto orgoglioso.

Il movimento lento dei pedali dà il ritmo al mio viaggio che segue le forme di questo paesaggio meraviglioso. Non posso far altro che pensare che se avessi percorso lo stesso tratto in auto avrei avuto una percezione completamente diversa, incompleta.  Vedo il travertino delle cave che riverbera i raggi solari, le fornaci abbandonate, testimoni di un lavoro passato. La cava dismessa sotto il paese di Serre di Rapolano, la Pieve romanica e il complesso di archeologia industriale della cava sono esemplari, ci interrogano sul loro destino, ci costringono a pensare e soprattutto ad agire attraverso nuove modalità di intervento. Il futuro per questi monumenti del passato si chiama accessibilità, economia circolare, recupero e rafforzamento delle abilità manifatturiere locali, fine dell’isolamento.

Mi rendo conto che i tempi sono maturi per una rigenerazione di questi luoghi in attesa. Il viaggio non poteva che concludersi in un casello, quello al km.280,911 della tratta ferroviaria del Treno Natura Asciano-Monte Antico, gestito dall’associazione Ferrovie Turistiche e Museali. L’amico Giampaolo ci offre frutta locale, parliamo di province, comunità locali, progetti, proposte. Fabio in modo appassionato ci illumina sul futuro ed i problemi di questi territori.

Tuttavia, ciò che chiaro a tutti è quanto questi luoghi siano il paesaggio italiano, quello apprezzato, fotografato, pubblicizzato, desiderato, e quanto la cultura di queste comunità sia invece ancora quasi tutta da indagare.

Un vuoto, una distanza che è un’opportunità, un ambito di azione.

Rientriamo e dietro di me lascio quelle forme, quei colori, le voci, l’aria, le idee. Ripensando a quei luoghi a come dovevano essere decenni orsono provo un po’ di nostalgia ma non rimpianto.

La nostalgia è lo sguardo che vede indietro e agisce per il futuro, il rimpianto è condannato a guardare solo il passato.